venerdì 9 maggio 2014

Il diuende è un termine ed un concetto estraneo alla nostra cultura, perché è completamente racchiuso in quella spagnola e ancor di più in quella andalusa. Il duende, a livello, popolare, è uno spiritello che può essere accomunato a molti simili nella tradizione popolare italiana, ma in realtà è qualcosa di diverso i più profondo e così connaturato all’essere andaluso che noi profani possiamo solo percepirlo molto superficialmente. A pelle, m viene da paragonarlo al fado portoghese o alla saudade brasiliana, quel sentimento, di nostalgia che permea le culture portoghese e brasiliana, soprattutto la musica, quello stato d’animo che non è facile capir se in quella cultura non ci siamo nati e cresciuti, se non ne siamo imbevuti. Ed ecco che il duende va ben oltre, supera la potenza delle muse ispiratrici e degli angeli protettori che sono al di fuori della persona, e dall’alto delle loro maestà e divinità concedono il dono dell’arte all’artista, mentre il duende è qualcosa che è dentro di noi, radicato profondamente “nell’ultima camera del sangue”, come sostiene Federico García Lorca nel suo breve ma bellissimo saggio “Teoria e gioco del duende”. Quindi il duende non è via mistica che ispira dall’alto, ma via iniziatica che ognuno di noi può, o non può, avere la capacità di risvegliare e di farsi pervadere per creare qualcosa di veramente intimo e autentico al contempo. Il duende è arte viva, è la vita stessa che si fa grande e protagonista. È “quel potere misterioso che tutti sentono e che nessun filosofo spiega”, come dice Goethe, perché “è ciò che ci arriva ciò che è essenziale nell’arte”, per dirla ancora con le parole di García Lorca. E ancora, il duende “è un potere e non un operare, è un lottare e non un pensare” e “non sta nella gola; sale da dentro dalla punta dei piedi”, ossia “non è questione di capacità ma di vero stile vivo, di sangue, di antica cultura, di creazione in atto”, perché “nessuna emozione è possibile, senza l’arrivo del duende”. È stupendo questo piccolo ma grande saggio sullo spirito stesso di Spagna, uno scritto che insieme ad altri di Federico García Lorca, alle sue poesie e a quelle dell’altrettanto grande Pablo Neurda, che di García Lorca fu amico e compagno politico, con altri artisti del calibro di Rafael Alberti e Pablo Meruda, mi è stato di incredibile aiuto e sostegno in alcuni momenti difficili della mia vita

Nessun commento:

Posta un commento